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In commecio ci sono davvero tanti modelli di stampanti 3D, ed oggi proverò a chiarire un po’ di dubbi a chi si avvicina per la prima volta a questo meraviglioso mondo! Inizio subito con il dire che possiamo distinguere le stampanti attualmente in commercio in due macro categorie: “progetti RepRap” e “progetti commerciali”. Quando dico “progetti commerciali” intendo tutte quelle macchine che vengono vendute assemblate (o in kit da assemblare) i cui distributori sono anche i detentori dei progetti, e si guardano bene dal distribuirli; certo, questa non è una “regola” rigorosa, ma rende bene l’idea di cosa intendo. Queste stampanti sono solitamente “chiuse” ovvero stampano ma la possibilità di applicare modifiche all’hardware sono minime, ma questa non è una cosa sempre negativa. Proprio perchè 

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Come molti sapranno, Google ieri ha presentato la nuova gamma di hardware e software che rilancerà nuovamente il sistema operativo mobile più diffuso al mondo. L'annuncio di ieri ha confermato praticamente tutti i rumor fino ad oggi emersi e che hanno visto protagonistaNexus 6, Nexus 9 e Android 5.0 Lollipop. Non è mancata comunque una novità, il Nexus Player, dimenticato nelle ultime settimane nonostante informazioni fossero comunque emerse in settembre.
Come sempre Google ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: nessuna presentazione reale, nessun evento ma semplicemente la pubblicazione di articoli e video che hanno mostrato le novità. La stamapa, i blog, i siti web e gli utenti hanno fatto da portavoce, passaparola e da vetrina per le novità dell'azienda. Rispetto allo scorso anno abbiamo decisamente più cose di cui parlare anche se in generale mancano tantissimi dettagli che Google al momento non ha comunicato relativi sopratutto al nuovo sistema operativo. Lo sviluppo pare essere infatti ancora in corso e Google sembra voler tenere ancora alto l'interesse verso la nuova piattaforma software rilasciando solo tra qualche giorno le informazioni complete su Lollipop, SDK, video e supponiamo le nuove Google Application aggiornando al Developer Preview.
Fatta questa premessa, qualcosa è cambiato...
Google è pronta finalmente a standardizzare l'interfaccia, gli strumenti e l'utilizzo del proprio ecosistema realizzando un'unica veste grafica per tutti i propri servizi e unendo il mondo PC, Mobile e Web sotto le linee guida del Material Design. Una scelta che finalmente porterà maggiore ordine all'interno del mondo G. e che permetterà agli sviluppatori di sfruttare molte più opportunità, lavorare in modo più efficace e realizzare applicazioni più complete anche grazie alle nuove API che non abbracciano solo Android ma anche i servigi Google collegati. Ci vorrà ancora tempo prima di capire tutte le sfaccettature della nuova realtà Google, conoscere API e possibilità visto che al momento sono pochi i dettagli ufficiali emersi dall'annuncio, mala strada intrapresa sembra convincente e intelligente. Gli errori del passato con Honeycomb in primis, sono serviti e sicuramente la concorrenza ha permesso a Google di lavorare più velocemente per realizzare questo progetto.
 Google racchiude tutto sotto il cappello del Material Design, Microsoft è pronta a rendere tutto responsive con Windows 10 e ed Apple avvicina sempre di più il mondo Desktop a quello Mobile.
Se dunque lato software Lollipop e

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Il digitale può mettere il turbo all’economia italiana. A patto che le nostre piccole e medie imprese sappiano fare innovazione

(Piero Fissore, Flickr/CC)

(Piero Fissore, Flickr/CC)

Due anni fa avevo scritto sulle pagine cartacee di Wired degli artigiani del digitale, al secolo i makers. La previsione della loro importanza si è rivelata azzeccata e per questo vale la pena riprendere il tema.

Il modello produttivo italiano (pmi, strutture distrettuali a rete, forte presenza della cultura artigiana) non è un’anomalia, ma anzi possiamo dire che anticipa i modelli organizzativi ed imprenditoriali del XXI secolo. Questo modello è inoltre molto “coerente” con gli sviluppi organizzativi suggeriti dalla digital economy (economie di rete, social networking, 2.0). La vera anomalia è quindi il fatto che queste imprese e aggregazioni di imprese abbiano una bassa adozione delle tecnologie digitali.

Bisogna dunque ridare centralità alla cultura artigiana e coglierne la dimensione di grande contemporaneità. Claude Lèvy-Strauss sosteneva infatti che l’artigiano fosse “il principe degli innovatori”.

Oltretutto i concetti di artigianato e di digitale – a lungo considerati distanti, se non incompatibili – sono invece fortemente collegati e lo sono doppiamente. Innanzitutto come processo produttivo: sviluppare una soluzione software, un’app, un’interfaccia digitale, un modello 3D di un luogo non è certamente un processo industriale che può essere standardizzato e automatizzato. Ma ance il loro utilizzo richiede personalizzazione e adattamenti tipici degli artefatti artigiani. Non si tratta inserire nei contesti organizzativi soluzioni digitali che impongano metodi

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La risposta più banale alla domanda su cosa siano le stampanti 3D è nella considerazione del fatto che “la stampa 3D rappresenta la naturale evoluzione della tradizionale stampa 2D”. Sono infatti dispositivi in grado di realizzare qualsiasi modello tridimensionale mediante un processo di produzione additiva, ovvero partendo da un oggetto disegnato tramite software e replicandolo nel mondo reale con l’ausilio di appositi materiali. La procedura prevede solitamente il posizionamento di uno strato sopra l’altro, procedendo per sezioni trasversali. Se la descrizione risulta difficile da capire, si pensi a quando si desidera costruire qualcosa con i mattoncini LEGO: inizialmente si posano i pezzi che compongono la base, poi si procede verso l’alto incastrandoli in modo da ottenere il profilo voluto.

L’uomo ha ben radicata in sé l’esigenza di comunicare, di diffondere il proprio verbo o messaggio, di lasciare una testimonianza tangibile e duratura del proprio pensiero. Per questo, dopo millenni di trasmissione esclusivamente orale o figurata, è venuta a manifestarsi l’esigenza di trovare metodi pratici ed efficaci per riprodurre gli scritti in serie. L’invenzione della stampa può essere fatta risalire al II o III secolo d.C. se si tengono in considerazione i metodi impiegati per imprimere una decorazione su tessuto, mentre per la prima vera e propria riproduzione di un testo su carta bisogna far riferimento ai reperti della dinastia Tang, in Cina tra l’VIII e il IX secolo.

Si trattava allora di scritti che hanno permesso di tramandare fino al giorno d’oggi gli insegnamenti buddhisti. Con il passare del tempo le tecniche sono state perfezionate, portando così alla nascita dell’editoria moderna. Una vera e propria rivoluzione, passata per macchine a caratteri mobili e motori a vapore, fino ad arrivare alle cartucce a getto d’inchiostro e agli apparecchi laser.

La prossima metamorfosi del settore, a dire il vero già in atto, è rappresentata dall’avvento delle odierne stampanti 3D. Il loro compito non è più quello di imprimere un’immagine o un testo su un materiale piano, bensì di dar vita a qualsiasi oggetto in tre dimensioni. Non si crea superficie, ma volume: ed è in questo la rivoluzione.

Fischietto creato da stampante 3D

Fischietto creato da stampante 3D (immagine: Creative Tools).

Stampanti 3D: come funzionano?

Esistono diverse tipologie di stampanti 3D. Quelle oggigiorno più diffuse basano il loro funzionamento sul processo di produzione additiva, ovvero creando l’oggetto uno strato alla volta, partendo da quelli sottostanti e man mano sovrapponendoli fino a coprire l’intera altezza. In questo caso il procedimento può avvenire per sinterizzazione laser selettiva (o SLS, “selective laser sintering”), ovvero scaldando degli appositi materiali, solitamente polveri metalliche o sostanze termoplastiche, per poi sistemarle nella posizione corretta.

Con la modellazione a deposizione fusa (oppure FDM, dall’inglese

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